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GIORGIO GIBERTINI FAMILY
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October 01 POESIA PER IL MIO COMPLEANNONATO IL GIORNO DEGLI ANGELI CUSTODI
E’ scivolato sin quiQuesto compleanno Che non attendevo Confuso da quest’anno Bisesto Che dicon faccia rima Con funesto
La certezza È che siamo al tramonto Di questi dodici mesi La speranza È che non sia così Ogni quattr’anni
Ho conosciuto tanto In questi mesi
Non me ne sono andato Sono stato allontanato
E non mi cercano più quegli occhi Che prima incrociavo Ogni giorno Per voltarci assieme Verso lo stesso orizzonte
Ma a te che leggi È tutto noto Perché questa è scritta per chi Amico o parente Quest’oggi Ha una candelina accesa Per i miei 36
E forse Non arriviamo a tutte le candeline Ma ci penserà la mia sposa Ed i miei figli A colmare il resto
Ho conosciuto tanto Ma soprattutto salito all’Ambro Nel momento più difficile Ho incontrato chi In cambio del perdono Mi ha chiesto di perdonare E di pregare Per i nemici Perché nessuno Che ha messo mano All’aratro E si volta indietro È adatto Per il Regno di Dio.
Parole che risuonano oggi Come allora Ed ho scritto tutto questo ed altro Per purificarmi Per tendere alla perfezione Camminando verso il Santuario Ed ammettere tutte le mie colpe
Ed ho preso le mie robe E questi venti anni E li ho chiuse in tante scatole Nel mio spazio A Venarotta Ed ho rimesso mano All’aratro Incurante come Giobbe Dei falsi ragionamenti Sono in attesa che Dio Si renda accessibile
Ho rincontrato Ogni giorno Dio Che si fa mistero Anche in questa chiesina A Prati Fiscali Ed ho riscoperto La serena dipendenza Dall’ostia consacrata E cerco di esserci Tutte le mattine
Ho conosciuto ancor di più Sara Che mi hai dato come sposa E che ha condiviso tutto Preghiere e sofferenze Scelte e decisioni E se ne stiamo uscendo In piedi È perché ci siamo sorretti A vicenda Non solo mano nella mano Ma abbracciati Perché le mani Erano impegnate A far varcare la soglia Anche ai nostri figli
Figli che sono sempre più dono E grazia Che cerchiamo di non rovinare Genitori inesperti E coi quali ci siamo ritrovati Per crescere assieme E passare più tempo Tra di noi Per noi Retrogusto dolce Di questa amarezza
Amarezza Ne rimane ancora Per il fiele Servitomi freddo E che mi ha reso un po’ più accorto Verso questa vita Ma rimango ancora Un folle idealista innamorato Di ogni bimbo che nasce O da aiutare a nascere E di ogni momento passato Attorno a questo mappamondo E quasi non sento più Li sfilarsi indietro del coltello Dalla piaga
Eccoli i 36 Che non volevo festeggiare
Grazie per i 36 Che scenderanno con le prime luci dell’alba
Ma scrivo ancora prima Che altri eventi Rallegrino l’attesa E siano un dono Ancor più gradito Di tutti quelli Che sinora Ho avuto
Sono nato Il giorno degli Angeli Custodi Di 36 anni fa
Li sento tutti Su di me Non gli anni Ma gli angeli
Vicini Che mi proteggono
E ci saranno anche loro Alla Festa Di domani
Giorgio Gibertini Jolly 1 ottobre 2008
September 25 PERCHE' FERRARA SBAGLIA... ANCORA....CAPIRE LA VERA POSTA IN GIOCO IL TESTAMENTO C’È GIÀ: ORA BISOGNA ARGINARE E CAMBIARE FRANCESCO D’AGOSTINO Le poche, ma dense parole che il presidente della Cei ha riservato al 'caso Englaro', inaugurando i lavori del Consiglio permanente, hanno suscitato – come era prevedibile – un forte interesse mediatico. In questo contesto, la reazione di Giuliano Ferrara, apparsa sul Foglio del 23 settembre, è quella che più ha destato meraviglia, per il suo carattere amichevole e rispettoso nella forma, ma particolarmente aspro nella sostanza. Ferrara, infatti, vede in quella del cardinale una risposta intimidita e confusa alle istanze della cultura postmoderna e – cosa ancor più grave – un’acquiescenza al relativismo soggettivista, che affida alla volontà soggettiva delle persone la scelta insindacabile su come si debba morire. Eppure, chiunque legga le parole esatte di Bagnasco si rende subito conto che esse in nulla e per nulla avallano l’interpretazione di Ferrara. Ma, per l’appunto, si tratta di un’interpretazione, cioè di un 'processo alle intenzioni': e contro le interpretazioni non c’è prova testuale che tenga. Ferrara si è mosso come si muovono gli intellettuali, quando percepiscono una possibile frattura tra la realtà e i principi che essi hanno a cuore e vogliono difendere (a volte generosamente, come è appunto il caso del direttore del Foglio). Tanto peggio per la realtà, essi allora concludono. Bisogna salvare i principi; il resto non interessa. Non è così che ragionano i cristiani. Non c’è dubbio che essi siano uomini attaccatissimi ai loro principi; ma non stanno al mondo solo per argomentarli e difenderli (questo è il compito dei filosofi e forse più in generale degli intellettuali), bensì per fare in mondo che i principi, non restando nel mondo delle idee, operino concretamente nella realtà. Il cristiano, prima ancora di giudicare (e condannare) il mondo, lo ama; lo ama, perché Dio lo ha amato per primo creandolo, e tanto lo ha amato da incarnarsi, per salvarlo, in Gesù Cristo. Ecco perché la più bella icona di Gesù è quella del pastore (immagine che non a caso i vescovi attribuiscono a se stessi): il pastore è metafora di colui che ama e si prende cura delle sue 'pecore', e non – per dire – di uno zoologo che si interessa di loro solo come oggetto di ricerca scientifica. Dal cardinal Bagnasco, come pastore, non ci aspettiamo disquisizioni teologiche o analisi sociologicoculturali; questo è il compito che spetta ai teologi, ai filosofi, eventualmente allo stesso Bagnasco, ma in veste diversa da quella di presidente della Cei. Da lui, come da ogni 'pastore', desideriamo apprendere come il cristianesimo deve incarnare i suoi principi nell’esperienza umana, come deve farli operare all’interno della storia, farli rispondere alle esigenze del tempo. Il cardinale ha preso correttamente atto di un 'fatto storico', i pesanti interventi della magistratura nella vicenda Englaro: un fatto dal minimo rilievo 'dottrinale', ma di notevole rilevanza bioetica e sociale. Un intellettuale può legittimamente rifiutarsi di leggere una sentenza, perché sa bene che non sono le sentenze a esplicitare ciò che è bene e ciò che è male per l’uomo. Ma un pastore ha il dovere di farlo, perché il gregge di cui egli deve aver cura, non è mentale o virtuale, ma è un insieme concreto di persone che vogliono un orientamento per la vita quotidiana (quella su cui incidono le sentenze della magistratura). La Cassazione, con un’infausta decisione, ha di fatto introdotto l’istituto del testamento biologico (e per di più in forma anche verbale!) nel nostro ordinamento, alterando profondamente il principio etico e giuridico del rispetto assoluto che si deve alla vita umana. Dobbiamo cioè concludere che la pretesa che si debba riconoscere ai malati un vero e proprio 'diritto' a lasciarsi morire è ormai già presente, grazie alla Cassazione, nel nostro sistema. A questo bisogna reagire: non certo per avallare ulteriormente in forma di legge tale pretesa, ma per negarla espressamente, nel momento stesso in cui si riconosca (come aveva a suo tempo auspicato il Comitato nazionale per la bioetica) il diritto dei malati a depositare in forma scritta e rigorosamente garantita (e solo se lo ritengono opportuno) non un testamento biologico, non direttive vincolanti per i medici, ma «dichiarazioni anticipate» su quali, tra i diversi, possibili, leciti trattamenti sanitari di fine vita, essi ritengano preferibili. Auspicando un intervento saggio e innovativo del legislatore, e indicando limiti inderogabili, il cardinale ci ha dato un esempio di come la dottrina debba essere difesa sempre attraverso il riferimento all’esperienza concreta; un esempio di quello che potremmo chiamare, usando un’espressione di Kierkegaard, un autentico 'esercizio del cristianesimo', prezioso per i cristiani e meritevole di attenzione da parte di tutti gli uomini di buona volontà. Vanità della vanità
September 24 IO STO CON BAGNASCO(...) Questi mesi estivi sono stati segnati dalla vicenda di Eluana Englaro, la giovane lecchese che, per un incidente stradale occorsole sedici anni fa, vive in stato vegetativo conseguente a un coma da trauma cranico. La partecipazione commossa alla sorte di questa giovane, la condivisione e il rispetto per la situazione di sofferenza nella quale versa la famiglia, sono i nostri primi sentimenti. È una condizione, quella di Eluana, che peraltro interessa circa altri due mila nostri concittadini sparsi per il territorio nazionale. Per loro e le loro famiglie, come pure per altri malati gravemente invalidati, è necessario un efficace supporto da parte delle istituzioni. Non è questa la sede per richiamare l’iter abbastanza complesso che, rendendo questo caso emblematico, ha nel contempo evidenziato la nuova situazione venutasi a determinare in seguito a pronunciamenti giurisprudenziali che avevano inopinatamente aperto la strada all’interruzione legalizzata del nutrimento vitale, condannando in pratica queste persone a morte certa. Si è imposta così una riflessione nuova da parte del Parlamento nazionale, sollecitato a varare, si spera col concorso più ampio, una legge sul fine vita che – questa l’attesa − riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito – fuori da gabbie burocratiche − di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza. Dichiarazioni che, in tale logica, non avranno la necessità di specificare alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione, universalmente riconosciuti ormai come trattamenti di sostegno vitale, qualitativamente diversi dalle terapie sanitarie. Una salvaguardia indispensabile, questa, se non si vuole aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altri gruppi di malati non in grado di esprimere deliberatamente ciò che vogliono per se stessi. Quel che in ultima istanza chiede ogni coscienza illuminata, pronta a riflettere al di fuori di logiche traumatizzanti indotte da casi singoli per volgersi al bene concreto generale, è che in questo delicato passaggio – mentre si evitano inutili forme di accanimento terapeutico − non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano. La vita umana è sempre, in ogni caso, un bene inviolabile e indisponibile, che poggia sulla irriducibile dignità di ogni persona (cfr Benedetto XV, Discorso di saluto e accoglienza ai giovani, Sydney, 17 luglio 2008), dignità che non viene meno, quali che siano le contingenze o le menomazioni o le infermità che possono colpire nel corso di un’esistenza. Alla luce di questa consapevolezza iscritta nel cuore stesso dell’uomo, e che non è scalfibile da evoluzioni scientifiche o tecnologiche o giuridiche, noi guardiamo con fiducia alle sfide che il Paese ha dinanzi a sé, sicuri che il nostro popolo − con l’aiuto del Signore − saprà trovare le strade meglio corrispondenti alla sua voglia di futuro e alla sua concreta vocazione. Di tutto questo, come degli argomenti indicati all’ordine del giorno, discuteremo ora con franchezza e responsabilità, mentre ci affidiamo per il lavoro che ci attende alla Vergine Maria e ai nostri Santi patroni.
Angelo Card. Bagnasco Presidente
COMMENTO DI SANDRO MAGISTER
La prolusione del Cardinal Bagnasco in apertura dei lavori del Consiglio permanente della Cei ha fatto discutere soprattutto per le dichiarazioni sul tema del testamento biologico. Ma sono molte le tematiche toccate dal presidente della Cei, in un discorso da cui è emersa, secondo il vaticanista dell’Espresso Sandro Magister, una posizione di estrema «tranquillità» ed «equanimità». Magister, quanto detto dal cardinal Bagnasco sul testamento biologico rappresenta un cambiamento nella posizione della Chiesa: era prevedibile questo mutamento, dopo la sentenza Englaro?
Una svolta c’è stata certamente: fino a qualche mese fa la Chiesa – sia la Conferenza episcopale, sia i laici cattolici impegnati pubblicamente su questi argomenti – sembrava compatta nel respingere qualsiasi ipotesi di appoggio a una legiferazione in questa materia, ritenendola troppo delicata per essere costretta dentro le maglie di una legge. Invece adesso abbiamo una linea che si discosta da quella di qualche mese fa. La variante naturalmente, come ha fatto ben capire Bagnasco nella sua prolusione, è data dalle sentenze che hanno aperto la strada a un intervento di arresto della vita di un malato grave, addirittura interrompendo quelle che non sono affatto cure, come l’alimentazione e l’idratazione. Questo l’elemento che ha indotto la Cei, nella figura del suo presidente, a ritenere che occorra mettere mano a una legge che blocchi le vie di fuga che si sono aperte con questa sentenza. È dunque accaduto qualcosa, che ha portato a ritenere che sia meno rischioso intervenire in termini legislativi sulla questione
September 16 RESPONSABILE UFFICIO STAMPA FIDIS www.fidis.itFederazione Italiana Dirigenti Sportivi Associazione Benemerita riconosciuta dal C.O.N.I. Sede: C.O.N.I. Piazza L. De Bosis, 15 Sito: www.fidis.it00194 Roma e -mail: fidismail@libero.itTel. 06.36854177e Fax 06.36857035 P. IVA e C. F. 05068141000Egregio Dott.Giorgio Gibertini SEDE Abbiamo il piacere di comunicare alla S.V. la nomina quale Responsabile Nazionale Ufficio Stampa di questa Federazione Siamo certi che Lei non mancherà di assolvere tale compito, per una fattiva collaborazione avente il preciso scopo di valorizzare le finalità della Federazione Italiana Dirigenti Sportivi. AugurandoLe un buon lavoro, inviamo i più cordiali saluti. Il Presidente Roma 16.09.2008 Maurizio Perazzolo
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