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Giorgio Gibertini

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July 01

Fede adulta il contropiede di Benedetto

Senza conformismi
Fede adulta il contropiede di Benedetto
Siamo tutti d’accordo: ci vuole un bel coraggio per essere anticonformisti, ma attenzione alle apparenze. Que­st’affermazione oggi vive infatti un sin­golare rovesciamento concettuale, del quale è bene prendere coscienza. Il conformismo che si va stendendo co­me una glassa dolciastra sulla cultura diffusa non è certamente costituito da verità inossidabili – semmai dipinte co­me zavorra di un passato 'ideologico' – ma sembra piuttosto una miscela di opinioni impalpabili e fluttuanti fatte passare ormai come unica moneta spendibile nel confronto pubblico. Il pulviscolo delle idee tutte equivalen­ti, nessuna delle quali può permettersi una qualsiasi pretesa di verità, oscura la vista come una nebbia e consiglia sot­tilmente di attestarsi attorno a un pen­siero minimo, magari banale e ovvio ma difficilmente soggetto a smentite pla­teali, su cui si può star certi che non si avranno noie. Tutti d’accordo su una ra­gionevolezza apparente, e guai a chi sto­na.

Eccola, allora, la vera impresa per intelletti coraggiosi: risalire la torren­ziale cascata dei luoghi comuni, che e­rode ogni punto fermo ed esalta l’u­niformità del pensiero medio. Sfidare la caduta libera dell’intelligenza, per mettere in sicurezza l’umano. Al noioso conformismo dei nostri tem­pi, più paralizzante delle sabbie mobi­li, deve aver pensato Benedetto XVI quando domenica sera, nell’omelia con la quale ha chiuso l’Anno Paolino, ha tratteggiato con parole memorabili la figura del cristiano animato da una «fe­de adulta»: definizione logora e stanca, che il Papa ha bonificato una volta per tutte del suo retrogusto contestativo re­stituendola alla lettura vigorosamente evangelica impressa da san Paolo in persona quando – scrivendo agli Efesi­ni – mise in guardia dal restare come «fanciulli in balia delle onde, trasporta­ti di qua e di là da qualsiasi vento di dot­trina ». Niente di più attuale. Lo «slogan diffuso» – sono parole del Papa – dipin­ge oggi come «matura» la fede del cat­tolico che «non dà più ascolto alla Chie­sa e ai suoi pastori ma sceglie autono­mamente ciò che vuol credere e non credere», e che ha il «'coraggio' di e­sprimersi contro il magistero della Chie­sa ».

Bel coraggio davvero, questa «fede 'fai da te'»: uno zapping religioso e mo­rale che odora di consumismo adole­scenziale più che di 'maturità' co­sciente di sé. Con sottile ironia, Bene­detto annota che a contestare la Chie­sa «in realtà non ci vuole del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso». Battuta impagabi-­le, che da sola fa giustizia delle sfibran­ti ovvietà di chi alla vigilia dell’encicli­ca sociale dà per rottamata la 'questio­ne antropologica': come se un pro­nunciamento pensionasse tutti gli al­tri. Il Papa rimette al suo posto ciò che fa 'grande' un credente enumerando che «fa parte della fede adulta, ad e­sempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo mo­mento » e «riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vi­ta come ordinamento del Creatore».

Lo spieghiamo anche ai nostri figli: adulto è – o diventa tale – chi sa dire qualche no che gli costa, chi «non si lascia tra­sportare qua e là da qualsiasi corrente», chi «s’oppone ai venti della moda». Questi tratti inconfondibili di una per­sonalità formata – e nessun pedagogi­sta oserebbe smentirlo – sono gli stessi che nelle parole papali svelano una fe­de matura, consapevole che «questi venti – come ci ricorda ancora Bene­detto – non sono il soffio dello Spirito Santo» ma altre brezze che spingono su una rotta diversa da quella di Cristo.

Che occorra ardimento nel percorrerla tra gli applausi generali è davvero comico sostenerlo, eppure – fateci caso – è quel­lo che ogni giorno ci viene ripetuto. Per fortuna, di anticonformisti veri al­meno uno siamo sicuri di averlo in­contrato. Ed è là, al timone che fu di Pietro.
Francesco Ognibene
June 19

BRAVO GIOVANARDI

COMUNICATO STAMPA

Roma – ABORTO, BENE GIOVANARDI MA SERVONO INIZIATIVE CONCRETE

In merito alle dichiarazioni del Sottosegretario Carlo Giovanardi sull'emergenza aborti e sul fatto che le istituzioni pubbliche dovrebbero sostenere di più la maternità il Presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Roma, Giorgio Gibertini commenta:

"Sono molto contento della dichiarazione del sottosegretario Giovanardi e mi piace anche l'idea che le mamme scelgano di portare avanti la gravidanza per dare in adozione i figli.

Lo so che può sembrare un concetto difficile di cui parlare ma bisogna avere il coraggio di farlo. Uccidere un bambino con l'aborto non serve a niente, è una tragedia che la mamma si porta dietro tutta la vita.

Far nascere la vita aiuta la mamma e gli adottanti.

E' due volte mamma una mamma che poi da in adozione il proprio figlio consentendoli di proseguire la sua vita iniziata al momento del concepimento.”

“Però bisogna passare dalle parole ai fatti. Meno manifesti, meno deleghe, meno agenzie varie e poco definite ma più fondi, più soldi per aiutare le mamme a scegliere per la vita.”

“Ad ogni incontro del nostro Direttivo le volontarie del Centro di Aiuto alla vita di Roma mi sottopongono casi di mamme o coppie da aiutare ed a volte i soldi della provvidenza non bastano.

In dieci anni il nostro centro, da solo, aiutato da nessuno, ha assistito 383 mamme e strappato all'aborto 226 bambini.

Ci attendiamo ancora risposte concrete dal Comune di Roma e dalla attuale amministrazione che non è ancora andata oltre alle solite promesse.

Siamo l'unico servizio del genere su Roma e non siamo stati coinvolti per progettare iniziative su questi argomenti.

Continueremo da soli ma il sottosegretario Giovanardi sappia che avrà tutta la nostra collaborazione ed a disposizione il know how maturato, giorno dopo giorno, mamma dopo mamma, in questi dieci anni."

June 04

Forza Milan, forza Silvio, Forza Europa

Carissimi,
sono tifoso milanista dalla nascita e sostenitore del premier Berlusconi politicamente: per me è un doppio presidente.
E' sempre stato doppio presidente ma non è mai stato "doppio".
Voglio dire.
Ho sempre cercato di distinguere le questioni politiche da quelle calcistiche anche se, con un personaggio particolare (mi permettete di dire particolare?) come Berlusconi le due cose si alternano ed a volte sovrappongono.
Il nostro Milan ci ha dato enormi successi.
Ricordate l'arrivo dei giocatori in elicottero all'Arena di Milano? Ricordate Berlusconi in campo a festeggiare i successi di Sacchi e del Gu-Va-Ri? Ricordate le finali vinte quattro a zero? Il Pallone D'oro dato da Berlusconi a Baresi e la maglia numero 6 che si alzava verso il cielo? E lo scudetto di Zac? E l'era Capello e poi di Ancelotti e gli anni bui in mezzo con una mezza qualificazione in Uefa lo scorso anno e la penalizzazione in punti con la quale siamo partiti anni fa?
A me spiace che da quando Berlusconi è in politica molti tifosi si sianodivisi. Si è sempre comportato correttamente. Non ha mai chiesto ad un suo giocatore di esprimersi politicamente per lui (e quanto avrebbe pesato una dichiarazione di Baresi o Maldini), non ci ha mai chiesto la tessera di Forza Italia per entrare allo stadio, ha rinunciato a scendere in campo per festeggiare gli ultimi successi per non turbare i più "politicizzati" ed ha vissuto tutto nel silenzio, o quasi, stretto nel seggiolino dello stadio di San Siro.
La sua parabola politica è fatta di successi (il Governo più longevo della storia, il protagonismo dell'Italia nel mondo, la politica del fare, la politica della gente e dell'essere presente), di tante delusioni, di rivincite ed ora di un altro campionato che sta conducendo da protagonisti.
Si vende Kakà?
Va beh, pace. Da buon padre di famiglia penso che Berlusconi pensi ad un Milan che deve guardare anche i bilanci della società, dice al proprio figliolo di scegliere per la grande occasione della propria vita (L'ha fatto con Sheva... chi non lo farebbe con i propri figli) sapendo che lui di più non può offrire, ma sicuramente il Milan resterà perchè va oltre i giocatori ed è il Milan intero che vince, grazie al contributo dei singoli, ma con la mentalitù del gruppo.
Quindi forza Milan, forza Silvio (anzi forzasilvio.it ), andrò ancora allo stadio a vedere il Milan curioso di conoscere i nuovi protagonisti che il Presidente ci regalerà come andrò a votare Berlusconi per essere, anche qui come nel calcio, protagonisti in europa.

Giorgio
May 29

Alemanno, rispondi.

Cosa chiede il Cav di Roma ad Alemanno

Decennale. Sono 226 i bambini venuti alla luce

di Tempi

Sino al 1988 a Roma, città con più di tre milioni di abitanti, non esisteva alcun Centro di aiuto alla vita. In quell’anno, su desiderio e promozione di don Nicola Mariangeloni nacque il Cav proprio all’interno dell’ospedale Sant’Eugenio. Con il semplice passaparola tra amici, medici, infermieri e volontari, le adesioni in poco tempo si fecero cospicue. Dal 2000 all’inizio del 2009 è stata la dottoressa Miranda Lucchini a trasformare la struttura in un centro di grande serietà professionale con collegamenti con molte strutture pubbliche e private di Roma e con le fondazioni bancarie. Dal 12 gennaio 2009 il nuovo presidente è Giorgio Gibertini, volontario per la vita dal 1989, coadiuvato, tra gli altri, da Valerio Lattanzio, delegato ai rapporti con la Chiesa. Tra gli obiettivi dei prossimi anni, oltre al rafforzamento dell’esistente, il Cav punterà alla ricerca di una sede più spaziosa, ad un corso per diventare volontari e all’aiuto psicologico specializzato sul post aborto. In dieci anni di attività sono stati ben 226 i bambini venuti alla luce e 303 le mamme assistite. «Il mio desiderio più grande – spiega Gibertini a Tempi – è di far sì che il Comune di Roma riconosca il nostro lavoro come un servizio comunale. Non voglio rassegnarmi all’idea che lo Stato è per l’aborto ed il privato per la vita. Confido nel sindaco di Roma da cui attendiamo due risposte: una convenzione col Comune per essere valorizzati come risorsa cittadina; un accordo per trovare uno spazio in un cimitero di Roma per dare degna sepoltura ai bambini che vengono uccisi dall'aborto». [fc]

su Tempi
May 26

GRAZIE MONS. FISICHELLA

"Andate e portate frutto e che il vostro frutto rimanga". Gesù non ha detto che voi vedrete il vostro frutto ma che il vostro frutto rimanga. Oggi invece a voi Gesù dà la gioia di vedere anche il vostro frutto, i dieci anni del Centro di Aiuto alla vita di Roma, i 226 bambini aiutati a nascere.
Mons. Fisichella (25 maggio 2009)

Grazie
 
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