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October 01

POESIA PER IL MIO COMPLEANNO

NATO IL GIORNO DEGLI ANGELI CUSTODI

 

E’ scivolato sin qui

Questo compleanno

Che non attendevo

Confuso da quest’anno

Bisesto

Che dicon faccia rima

Con funesto

 

La certezza

È che siamo al tramonto

Di questi dodici mesi

La speranza

È che non sia così

Ogni quattr’anni

 

Ho conosciuto tanto

In questi mesi

 

Non me ne sono andato

Sono stato allontanato

 

E non mi cercano più quegli occhi

Che prima incrociavo

Ogni giorno

Per voltarci assieme

Verso lo stesso orizzonte

 

Ma a te che leggi

È tutto noto

Perché questa è scritta per chi

Amico o parente

Quest’oggi

Ha una candelina accesa

Per i miei 36

 

E forse

Non arriviamo a tutte le candeline

Ma ci penserà la mia sposa

Ed i miei figli

A colmare il resto

 

Ho conosciuto tanto

Ma soprattutto

salito all’Ambro

Nel momento più difficile

Ho incontrato chi

In cambio del perdono

Mi ha chiesto di perdonare

E di pregare

Per i nemici

Perché nessuno

Che ha messo mano

All’aratro

E si volta indietro

È adatto

Per il Regno di Dio.

 

Parole che risuonano oggi

Come allora

Ed ho scritto tutto questo ed altro

Per purificarmi

Per tendere alla perfezione

Camminando verso il Santuario

Ed ammettere tutte le mie colpe

 

Ed ho preso le mie robe

E questi venti anni

E li ho chiuse in tante scatole

Nel mio spazio

A Venarotta

Ed ho rimesso mano

All’aratro

Incurante come Giobbe

Dei falsi ragionamenti

Sono in attesa che Dio

Si renda accessibile

 

Ho rincontrato

Ogni giorno

Dio

Che si fa mistero

Anche in questa chiesina

A Prati Fiscali

Ed ho riscoperto

La serena dipendenza

Dall’ostia consacrata

E cerco di esserci

Tutte le mattine

 

Ho conosciuto ancor di più

Sara

Che mi hai dato come sposa

E che ha condiviso tutto

Preghiere e sofferenze

Scelte e decisioni

E se ne stiamo uscendo

In piedi

È perché ci siamo sorretti

A vicenda

Non solo mano nella mano

Ma abbracciati

Perché le mani

Erano impegnate

A far varcare la soglia

Anche ai nostri figli

 

Figli che sono sempre più dono

E grazia

Che cerchiamo di non rovinare

Genitori inesperti

E coi quali ci siamo ritrovati

Per crescere assieme

E passare più tempo

Tra di noi

Per noi

Retrogusto dolce

Di questa amarezza

 

Amarezza

Ne rimane ancora

Per il fiele

Servitomi freddo

E che mi ha reso un po’ più accorto

Verso questa vita

Ma rimango ancora

Un folle idealista innamorato

Di ogni bimbo che nasce

O da aiutare a nascere

E di ogni momento passato

Attorno a questo mappamondo

E quasi non sento più

Li sfilarsi indietro del coltello

Dalla piaga

 

Eccoli i 36

Che non volevo festeggiare

 

Grazie per i 36

Che scenderanno con le prime luci dell’alba

 

Ma scrivo ancora prima

Che altri eventi

Rallegrino l’attesa

E siano un dono

Ancor più gradito

Di tutti quelli

Che sinora

Ho avuto

 

Sono nato

Il giorno degli Angeli Custodi

Di 36 anni fa

 

Li sento tutti

Su di me

Non gli anni

Ma gli angeli

 

Vicini

Che mi proteggono

 

E ci saranno anche loro

Alla Festa

Di domani

 

 

Giorgio Gibertini Jolly

1 ottobre 2008

 

 

September 25

PERCHE' FERRARA SBAGLIA... ANCORA....

CAPIRE LA VERA POSTA IN GIOCO  IL TESTAMENTO C’È GIÀ: ORA BISOGNA ARGINARE E CAMBIARE
 FRANCESCO D’AGOSTINO

L
e poche, ma dense parole che il presidente della Cei ha riservato al 'caso Englaro', inaugurando i lavori del Consiglio permanente, hanno suscitato – come era prevedibile – un forte interesse mediatico. In questo contesto, la reazione di Giuliano Ferrara, apparsa sul
Foglio del 23 settembre, è quella che più ha destato meraviglia, per il suo carattere amichevo­le e rispettoso nella forma, ma particolarmente aspro nella sostanza. Ferrara, infatti, vede in quella del car­dinale una risposta intimidita e confusa alle istanze della cultura postmoderna e – cosa ancor più grave – un’acquiescenza al relativismo soggettivista, che af­fida alla volontà soggettiva delle persone la scelta in­sindacabile su come si debba morire.
  Eppure, chiunque legga le parole esatte di Bagnasco si rende subito conto che esse in nulla e per nulla a­vallano l’interpretazione di Ferrara. Ma, per l’appun­to, si tratta di un’interpretazione, cioè di un 'proces­so alle intenzioni': e contro le interpretazioni non c’è prova testuale che tenga. Ferrara si è mosso come si muovono gli intellettuali, quando percepiscono una possibile frattura tra la realtà e i principi che essi han­no a cuore e vogliono difende­re (a volte generosamente, co­me è appunto il caso del diret­tore del
Foglio). Tanto peggio per la realtà, essi allora conclu­dono. Bisogna salvare i princi­pi; il resto non interessa.
  Non è così che ragionano i cri­stiani.
 
Non c’è dubbio che essi siano uomini attaccatissimi ai loro principi; ma non stanno al mondo solo per argomentarli e difenderli (questo è il compito dei filosofi e forse più in generale degli intellettuali), bensì per fa­re in mondo che i principi, non restando nel mondo delle idee, operino concretamente nella realtà. Il cristiano, prima anco­ra di giudicare (e condannare) il mondo, lo ama; lo ama, perché Dio lo ha amato per pri­mo creandolo, e tanto lo ha amato da incarnarsi, per salvarlo, in Gesù Cristo. Ecco perché la più bella icona di Gesù è quella del pastore (immagine che non a ca­so i vescovi attribuiscono a se stessi): il pastore è me­tafora di colui che ama e si prende cura delle sue 'pe­core', e non – per dire – di uno zoologo che si interes­sa di loro solo come oggetto di ricerca scientifica.
  Dal cardinal Bagnasco, come pastore, non ci aspet­tiamo disquisizioni teologiche o analisi sociologico­culturali; questo è il compito che spetta ai teologi, ai filosofi, eventualmente allo stesso Bagnasco, ma in veste diversa da quella di presidente della Cei. Da lui, come da ogni 'pastore', desideriamo apprendere co­me il cristianesimo deve incarnare i suoi principi nel­l’esperienza umana, come deve farli operare all’in­terno della storia, farli rispondere alle esigenze del tempo. Il cardinale ha preso correttamente atto di un 'fatto storico', i pesanti interventi della magistratu­ra nella vicenda Englaro: un fatto dal minimo rilievo 'dottrinale', ma di notevole rilevanza bioetica e so­ciale. Un intellettuale può legittimamente rifiutarsi di leggere una sentenza, perché sa bene che non sono le sentenze a esplicitare ciò che è bene e ciò che è ma­le per l’uomo. Ma un pastore ha il dovere di farlo, per­ché il gregge di cui egli deve aver cura, non è menta­le o virtuale, ma è un insieme concreto di persone che vogliono un orientamento per la vita quotidiana (quel­la su cui incidono le sentenze della magistratura).
  La Cassazione, con un’infausta decisione, ha di fatto introdotto l’istituto del testamento biologico (e per di più in forma anche verbale!) nel nostro ordinamen­to, alterando profondamente il principio etico e giu­ridico del rispetto assoluto che si deve alla vita uma­na. Dobbiamo cioè concludere che la pretesa che si debba riconoscere ai malati un vero e proprio 'dirit­to' a lasciarsi morire è ormai già presente, grazie alla Cassazione, nel nostro sistema.
  A questo bisogna reagire: non certo per avallare ulte­riormente in forma di legge tale pretesa, ma per ne­garla espressamente, nel momento stesso in cui si ri­conosca (come aveva a suo tempo auspicato il Co­mitato nazionale per la bioetica) il diritto dei malati a depositare in forma scritta e rigorosamente garan­tita (e solo se lo ritengono opportuno) non un testa­mento biologico, non direttive vincolanti per i medi­ci, ma «dichiarazioni anticipate» su quali, tra i diver­si, possibili, leciti trattamenti sanitari di fine vita, es­si
ritengano preferibili. Auspicando un intervento saggio e innovativo del le­gislatore, e indicando limiti inderogabili, il cardinale ci ha dato un esempio di come la dottrina debba es­sere difesa sempre attraverso il riferimento all’espe­rienza concreta; un esempio di quello che potremmo chiamare, usando un’espressione di Kierkegaard, un autentico 'esercizio del cristianesimo', prezioso per i cristiani e meritevole di attenzione da parte di tutti gli uomini di buona volontà.

Vanità della vanità

Tutto è vanità in questo mondo

1 Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re di Gerusalemme.
2 Vanità delle vanità, dice Qoèlet,

vanità delle vanità, tutto è vanità.
3 Quale utilità ricava l`uomo da tutto l`affanno
per cui fatica sotto il sole?
4 Una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa.
5 Il sole sorge e il sole tramonta,
si affretta verso il luogo da dove risorgerà.
6 Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana;
gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna.
7 Tutti i fiumi vanno al mare,
eppure il mare non è mai pieno:
raggiunta la loro mèta,
i fiumi riprendono la loro marcia.
8 Tutte le cose sono in travaglio
e nessuno potrebbe spiegarne il motivo.
Non si sazia l`occhio di guardare
né mai l`orecchio è sazio di udire.
9 Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c`è niente di nuovo sotto il sole.
10 C`è forse qualcosa di cui si possa dire:
"Guarda, questa è una novità"?
Proprio questa è già stata nei secoli
che ci hanno preceduto.
11 Non resta più ricordo degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso coloro che verranno in seguito.
September 24

IO STO CON BAGNASCO

(...) Questi mesi estivi sono stati segnati dalla vicenda di Eluana Englaro, la giovane lecchese che, per un incidente stradale occorsole sedici anni fa, vive in stato vegetativo conseguente a un coma da trauma cranico. La partecipazione commossa alla sorte di questa giovane, la condivisione e il rispetto per la situazione di sofferenza nella quale versa la famiglia, sono i nostri primi sentimenti. È una condizione, quella di Eluana, che peraltro interessa circa altri due mila nostri concittadini sparsi per il territorio nazionale. Per loro e le loro famiglie, come pure per altri malati gravemente invalidati, è necessario un efficace  supporto da parte delle istituzioni. Non è questa la sede per richiamare l’iter abbastanza complesso che, rendendo questo caso emblematico, ha nel contempo evidenziato la nuova situazione venutasi a determinare in seguito a pronunciamenti giurisprudenziali che avevano inopinatamente aperto la strada all’interruzione legalizzata del nutrimento vitale, condannando in pratica queste persone a morte certa. Si è imposta così una riflessione nuova da parte del Parlamento nazionale, sollecitato a varare, si spera col concorso più ampio, una legge sul fine vita che – questa l’attesa − riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito – fuori da gabbie burocratiche − di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza. Dichiarazioni che, in tale logica, non avranno la necessità di specificare alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione, universalmente riconosciuti ormai come trattamenti di sostegno vitale, qualitativamente diversi dalle terapie sanitarie. Una salvaguardia indispensabile, questa, se non si vuole aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altri gruppi di malati non in grado di esprimere deliberatamente ciò che vogliono per se stessi.

            Quel che in ultima istanza chiede ogni coscienza illuminata, pronta a riflettere al di fuori di logiche traumatizzanti indotte da casi singoli per volgersi al bene concreto generale, è che in questo delicato passaggio – mentre si evitano inutili forme di accanimento terapeutico − non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano.

            La vita umana è sempre, in ogni caso, un bene inviolabile e indisponibile, che poggia sulla irriducibile dignità di ogni persona (cfr Benedetto XV, Discorso di saluto e accoglienza ai giovani, Sydney, 17 luglio 2008), dignità che non viene meno, quali che siano le contingenze o le menomazioni o le infermità che possono colpire nel corso di un’esistenza. Alla luce di questa consapevolezza iscritta nel cuore stesso dell’uomo, e che non è scalfibile da evoluzioni scientifiche o tecnologiche o giuridiche, noi guardiamo con fiducia alle sfide che il Paese ha dinanzi a sé, sicuri che il nostro popolo − con l’aiuto del Signore − saprà trovare le strade meglio corrispondenti alla sua voglia di futuro e alla sua concreta vocazione.

            Di tutto questo, come degli argomenti indicati all’ordine del giorno, discuteremo ora con franchezza e responsabilità, mentre ci affidiamo per il lavoro che ci attende alla Vergine Maria e ai nostri Santi patroni.

 

Angelo Card. Bagnasco

Presidente

 

COMMENTO DI SANDRO MAGISTER

 

La prolusione del Cardinal Bagnasco in apertura dei lavori del Consiglio permanente della Cei ha fatto discutere soprattutto per le dichiarazioni sul tema del testamento biologico. Ma sono molte le tematiche toccate dal presidente della Cei, in un discorso da cui è emersa, secondo il vaticanista dell’Espresso Sandro Magister, una posizione di estrema «tranquillità» ed «equanimità».

 Magister, quanto detto dal cardinal Bagnasco sul testamento biologico rappresenta un cambiamento nella posizione della Chiesa: era prevedibile questo mutamento, dopo la sentenza Englaro?
Una svolta c’è stata certamente: fino a qualche mese fa la Chiesa – sia la Conferenza episcopale, sia i laici cattolici impegnati pubblicamente su questi argomenti – sembrava compatta nel respingere qualsiasi ipotesi di appoggio a una legiferazione in questa materia, ritenendola troppo delicata per  essere costretta dentro le maglie di una legge. Invece adesso abbiamo una linea che si discosta da quella di qualche mese fa. La variante naturalmente, come ha fatto ben capire Bagnasco nella sua prolusione, è data dalle sentenze che hanno aperto la strada a un intervento di arresto della vita di un malato grave, addirittura interrompendo quelle che non sono affatto cure, come l’alimentazione e l’idratazione. Questo l’elemento che ha indotto la Cei, nella figura del suo presidente, a ritenere che occorra mettere mano a una legge che blocchi le vie di fuga che si sono aperte con questa sentenza. È dunque accaduto qualcosa, che ha portato a ritenere che sia meno rischioso intervenire in termini legislativi sulla questione

 

 

 

 

September 16

RESPONSABILE UFFICIO STAMPA FIDIS www.fidis.it

Federazione Italiana

Dirigenti Sportivi

Associazione Benemerita riconosciuta dal C.O.N.I.

Sede: C.O.N.I. Piazza L. De Bosis, 15 Sito: www.fidis.it

00194 Roma e -mail: fidismail@libero.it

Tel. 06.36854177e Fax 06.36857035 P. IVA e C. F. 05068141000

Egregio

Dott.Giorgio Gibertini

SEDE

Abbiamo il piacere di comunicare alla S.V. la nomina quale

Responsabile Nazionale Ufficio Stampa

di questa Federazione

Siamo certi che Lei non mancherà di assolvere tale compito, per una

fattiva collaborazione avente il preciso scopo di valorizzare le finalità della Federazione Italiana

Dirigenti Sportivi.

AugurandoLe un buon lavoro, inviamo i più cordiali saluti.

Il Presidente

Roma 16.09.2008

Maurizio Perazzolofidis%20little

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